Liberamente ispirato al racconto di Alessandro Baricco per danzatori, clarinetti, violoncello, elettronica,
percussioni, voce recitante.
Musica
Paolo Tortiglione
Danzatori
Mirko Ingrao e Chiara Bergamini
Regia e coreografia
Mirko Ingrao
Clarinetti, concertazione e sincronizzazione
Giuseppe Di Maio
Violoncello
Alfonso D’Anello
Percussioni
Irene Coppola
Voce recitante
Daniela De Riso
Scenografia
Enzo Gagliardi
Luci
Antonio Caccavale
In uno stretto intreccio tra danza e musica e testo, il capolavoro di Alessandro Baricco si ricuce sul palco della Sala Scarlatti in San Pietro a Majella. Le note del maestro Paolo Tortiglione evocano il sogno, la solitudine e il desiderio di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il pianista sull'oceano.
"Sull'oceano eterno, tra cielo e abissi, nacque un uomo mai nato a terra: Novecento, pianista d'infinito, figlio di nessuno, fratello del suono. Lo trovarono su un piroscafo, tra valigie e sogni di migranti, e fu il mare la sua patria, il pianoforte la sua voce. Le sue dita narravano mondi, tempeste, carezze di luce e in ogni nota danzava la vita che in lui non osava vivere altrove. Era leggenda e silenzio, genio che mai cercò palchi, una musica così perfetta da far tremare. Ma il mondo, con i suoi porti e rumori, restò sempre troppo grande, in un modo che Novecento non poteva abbracciare. Per lui bastava una nave, quella linea sottile tra essere e sogno, dove ogni nota era un universo e ogni melodia un addio. E quando il Virginian fu condannato, lui scelse di restare, non per paura, ma per fedeltà a un'esistenza fatta di onde e note. Così svanì nel silenzio del mare, l'uomo che non scese mai, ma chi l'ha ascoltato non lo dimenticherà."
Le atmosfere musicali oscillano tra le profondità del mare, il ponte di una nave e il cielo, ospitando una voce narrante, tre musicisti e due danzatori che incorporano quel senso di umanità e nostalgia che impregnano le pagine del monologo.
NAPOLI. Il sipario non si apre: si dissolve. Il suono del mare riempie la Sala Scarlatti e avvolge gli spettatori, come una nebbia lieve e densa. Prima che le luci calino, è già iniziato il viaggio. “Novecento – Quel che non vidi”, creazione originale del compositore Paolo Tortiglione, è molto più di uno spettacolo: è un atto di evocazione. Una riscrittura visionaria del monologo di Alessandro Baricco, che diventa partitura di corpo, suono e luce. Sulla scena, il pianista nato sull’oceano – Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, l’uomo che non ha mai conosciuto la terraferma – prende vita attraverso la danza fluida di Mirko Ingrao e Chiara Bergamini, interpreti intensi, capaci di restituire con il movimento l’eco di una vita sospesa tra l’infinito del mare e la prigionia dell’anima. La coreografia, firmata dallo stesso Ingrao, esplora il limite come spazio poetico: la soglia tra la scelta e la rinuncia, tra il sogno e la realtà.
Il tessuto sonoro è un’opera nell’opera. Giuseppe Di Maio al clarinetto, Alfonso D’Aniello al violoncello e Irene Coppola alle percussioni costruiscono un lessico musicale che oscilla tra carezze e tempeste, mentre la voce recitante di Daniela De Riso sfiora e attraversa il testo, con delicatezza e intensità. Le sonorità elettroniche – presenza invisibile e potente – amplificano l’atmosfera, moltiplicando i livelli della narrazione. A completare il quadro, una scenografia sobria ma evocativa, firmata da Enzo Gagliardi con il supporto di un giovane gruppo di assistenti del Conservatorio, e un disegno luci di grande finezza firmato da Antonio Caccavale.
Ogni elemento concorre a costruire una dimensione onirica e sospesa, dove la nave diventa metafora dell’esistenza e il palcoscenico, il ponte tra la realtà e il ricordo. Tortiglione, compositore e docente al Conservatorio San Pietro a Majella, dimostra qui non solo rigore formale ma anche profonda sensibilità artistica. Il suo “Novecento” non è una trasposizione, ma un’elaborazione poetica, un viaggio nella memoria emotiva che accompagna lo spettatore ben oltre il tempo della rappresentazione. Chi ha amato il testo di Baricco riconoscerà i battiti del cuore della storia. Chi non lo conosce, ne uscirà con la sensazione di aver toccato qualcosa di antico e necessario: la nostalgia di ciò che non abbiamo vissuto, ma che sentiamo nostro.